Apr 28, 2011 - Senza categoria    2 Comments

IL PALINSESTO

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INTRODUZIONE

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 LA PROGRAMMAZIONE

Spiegazione delle rubriche

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INTRODUZIONE ALLA RADIO

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RADIO

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DISCLAIMER E PALINSESTO

 

Ai membri del “COMITATO SUOR M. CHIARA SCARABELLI”

Via Mantegna  n 8,  35020 Ponte S. Nicolò ( PD), Italia

Carissimo/a

dall’incontro annuale  tenutosi a Padova il 14 marzo scorso sembrava fosse stata condivisa la volontà espressa da Antonio C. di organizzare un convegno sulla vita e spiritualità di suor M. C. S. per sensibilizzarne alla conoscenza la Diocesi di Mantova dove la clarissa ha lasciato la terra per il Cielo nel 1994.

Sarebbe stata una ottima opportunità  in occasione dell’apertura dell’Anno Giubilare Straordinario, sul tema della Divina Misericordia, indetto da Papa Francesco l’8 dicembre prossimo.

Noi di Mantova abbiamo atteso qualche suggerimento o stimolo, qualche idea e nel frattempo abbiamo realizzato qualche sondaggio in Diocesi tra coloro che hanno conosciuto la suora.

Avendo verificato la totale mancanza di mezzi, persone, e ogni altro tipo di aiuto e di accoglienza nel promuovere l’evento, abbiamo visto irrealizzabile, almeno per ora, questo progetto e perciò abbiamo continuato ad essere a disposizione di Maria Santissima proseguendo nel nostro impegno quotidiano iniziato nel 2010.

Impegno di diffondere il messaggio affidato a suor M. C. da parte della Madonna e da noi ereditato: FAR CONOSCERE IL SIGNIFICATO E IL VALORE DELLA MEDAGLIA DEL CONSACRATO, in tutto il mondo, per mezzo della RADIO di CHIARA RADIO di MARIA, sulla rete telematica del Web.

Messaggio che è racchiuso nella medaglia , e che rivela in sintesi che solamente vivendo la Consacrazione nel Cuore Immacolato e Materno di Maria, come la Madonna ha profetizzato a Fatima: ” alla fine il mio cuore immacolato trionferà”,  gli uomini potranno sperimentare l’Amore di Dio.

Ti chiediamo perciò di prestare attenzione alle considerazioni  che di seguito ti proponiamo con il nostro scritto dal titolo:

Considerazioni e progetti dopo cinque anni di stretta collaborazione in rete, e costituzione della ”fraternità primitiva” della Radio

La Radio insieme al Blog è servita a diffondere il messaggio che la Madonna ha affidato a suor M. Chiara Scarabelli, clarissa, raccomandandole di farlo conoscere a tutta l’umanità per il Bene e la Salvezza di tutti gli uomini.

Messaggio di grande Speranza per chi si affida a Lei, Maria Santissima, oggi, in questi ultimi tempi, in cui si cerca in ogni dove  l’Amore , la Pace, la serenità , ecc… mentre imperversa il male.

La Madonna stessa è un grande messaggio di  Speranza , secondo il Disegno di Dio che l’ha voluta Madre nel Mistero di salvezza universale.

La Vergine nel 1950 ha consegnato a suor M. Chiara un compito particolare inerente a questo Suo messaggio di salvezza : il conio di una Medaglia .

Medaglia, dono e richiamo,  per incoraggiare tutti gli uomini ad affidarsi in Lei, con fiducia, nel Suo Cuore Immacolato e Materno dove trovare la Speranza, la Pace,e l’Amore . il Suo cuore contiene i Tesori della S S Trinità.

Maria ha chiesto alla clarissa di diffondere questo Suo dono, e di consegnarlo alla Chiesa nella persona del Santo Padre Giovanni Paolo II . Ciò è stato fatto nel 1991.

La Madonna ha chiesto di far conoscere il significato e il valore di questo segno per l’umanità nel piano di Salvezza Universale dove Lei ,voluta da Dio, è chiamata a realizzare la Sua Maternità Divina .

Maria , Madre di Grazia , accoglienza totale della volontà di Dio, ha accettato di essere Madre e ha dilatato il Suo Cuore Immacolato e Materno per accogliere ogni uomo, quale figlio, che Gesù Le ha consegnato, prima di morire in croce ( Gv 19,25-27..Donna ecco tuo figlio. Figlio ecco tua Madre)

Il Suo amore materno porterà tutti alla Salvezza .

Il significato e il valore della medaglia si comprendono esaminando la spiritualità, il carisma  di suor M. C. che ha vissuto in pienezza l’unione con Gesù, nel cuore di Maria in cui si è abbandonata con amore figliale per amare Dio e per collaborare alla salvezza di tutte le anime.

Ha accolto Maria nella sua vita e per questo la Madonna l’ha scelta in questa missione.

Suor M. C. infatti ha” vissuto” la Medaglia su cui sono incise la parole :

MADRE MIA, FIDUCIA E SPERANZA IN TE MI AFFIDO E ABBANDONO e  GESU MARIA, VI AMO, SALVATE TUTTE LE ANIME,

per tutta la vita.

Nel 2001 si è costituito il Comitato di cui siamo  parte con te,  e noi di Mantova, in seno a questo stesso comitato, abbiamo cercato nella preghiera e nello studio le conferme per il cammino intrapreso sul Web, per manifestare al meglio l’opera di Maria, dopo la pubblicazione da parte di Monsignor L. Molinari, di Padre Alessandro Domenicale e del comitato stesso, sugli scritti inerenti le apparizioni, le visioni e le rivelazioni della Madonna a suor M. C. S.

Siamo stati confermati  sia dai  fondamenti scritturistici della Sana Dottrina Cattolica della Chiesa,

cioè la Sacra Scrittura, la Tradizione, gli scritti dei Padri , i Documenti Conciliari e le Encicliche e documenti dei Papi che si sono susseguiti in questi ultimi secoli;

sia dalle esperienze di tanti fratelli e sorelle, che ci hanno testimoniato che proprio per mezzo del Blog , prima, e della Radio, poi,  questo cammino è necessario per rivelare l’efficacia della maternità di Maria.

Efficacia che ha sperimentato suor M. C. e che si sperimenta proprio vivendo la Consacrazione come desidera la Vergine :

essere bimbi piccoli che si affidano in tutto alla mamma e che non agiscono di propria iniziativa ma con abbandono lasciano agire Lei secondo la Sua volontà, e sperimentano la Sua presenza, il Suo intervento materno.

Dalle verifiche che hanno dato parere positivo abbiamo perciò preso coraggio nel continuare questo modo di metterci a disposizione della volontà di Maria.

Per questo oggi incoraggiamo anche te a rispondere al richiamo del Suo Cuore Materno partecipando alle nostre trasmissioni radiofoniche per condividere la vita da Consacrati nel Cuore Immacolato e Materno.

Dobbiamo fare nostro il desiderio della suora che scrive:

vorrei aver studiato, vorrei poter esprimere a parole quello che sento della Vergine Maria e come io vivo in Lei….

Come invidio la sorte di quei fratelli sacerdoti , che hanno la possibilità di far conoscere Maria a tutti i fratelli che vivono sulla terra, amiamo questa nostra cara mamma. (dal Q. 14)

Per questo

ti chiediamo di essere in comunione con noi e di collaborare attivamente , per mezzo di questa radio, nel trasmettere in tutto il mondo la volontà di Maria la quale ci sollecita accoratamente per mezzo della suora con queste parole:

1.Desidero che si faccia conoscere ai Miei figli prediletti il significato il valore della mia medaglia perché la portino con entusiasmo e come dono della loro Mamma del Cielo. (foglio inedito 1991)

 2.A voi della comunità cristiana affido il compito di farvi testimoni di fronte al mondo annunciando questa attesa del Signore…vivete insieme con la vostra Mamma questo tempo, lasciatevi condurre, io guiderò i vostri passi incontro al Signore( pag.135 sr M. C. icona… – pag.211 i tesori d. Trinità)

 3.Il Signore vuole che il mio Cuore Immacolato sia più conosciuto. Ha affidato al mio cuore la salvezza dell’umanità.(pag.10 un dono)

 4.Figliolini miei, chiedo la vostra collaborazione, aiutate la vostra Mamma, siate miei testimoni, testimoniate Cristo con la vostra vita…vivete la vostra consacrazione.. non temete,io sono con voi e guido i vostri passi. Lasciatevi guidare come bambini. Amatevi, amatevi come io vi amo..( pag. 135 sr M. C. icona… pag. 112 i tesori della Trinità)

Aiutaci come puoi, con la preghiera , il sostegno morale e quello materiale, con la partecipazione alle trasmissioni, ma soprattutto con l’amore a Maria.

Noi non dimentichiamo né vogliamo trascurare la Santità della suora e ciò che hanno scritto di lei a tal riguardo illustri ministri della Chiesa, ma così come lei ha trovato la sua strada , anche noi che trasmettiamo in Rete, stiamo cercando la nostra piccola via di santità unitamente a tanti fratelli e sorelle, vivendo secondo il progetto  che Dio ha stabilito per ciascuno.

Crediamo di avere intrapreso questa piccola via facendo esperienza dell’amore materno ed efficace di Maria ogni giorno e, per mezzo della Radio, cercando di portare tutti nel Cuore Immacolato e Materno di Maria.

Noi, per mezzo della Radio, voluta dalla Madonna per diffondere il suo messaggio , invitiamo tutti a partecipare alla fraternità della radio.

In particolare con le nuove trasmissioni ci impegniamo a promuovere un cammino di formazione permanente in qualità di primitiva fraternità, erede di questo Carisma di suor M. C. Scarabelli.

Con entusiasmo e l’ansia stessa di Maria invitiamo perciò tutti ad intraprendere questa nuova esperienza e questo nuovo cammino nel  Cuore di Maria ed essere finalmente “quelli della Comunità Cristiana ( come dice la Madonna pag.35 del testo Icona…e pag.211 del testo” I Tesori …”) a cui è affidato il compito di esser testimoni, di fronte al mondo…”

Un saluto e un abbraccio nel Cuore Immacolato e Materno di Maria da

Chiara e i fratelli e le sorelle della primitiva fraternità della RADIO DI CHIARA RADIO DI MARIA

PS

In allegato il palinsesto delle trasmissioni quotidiane

Le trasmissioni hanno inizio alle ore

-20.30  col  s. rosario + litanie + consacrazione

-20. 45  disclaimer + breve musica +   palinsesto 

-21.00a in onda la trasmissione in diretta secondo la rubrica prevista nel palinsesto

-22.45  musica + preghiere della sera + sigla chiusura

Diamo lettura del PALINSESTO settimanale

 I contenuti e la organizzazione del palinsesto settimanale sono stati scelti e distribuiti secondo un ordine catechetico di tipo kerigmatico e  mistagogico con l’intento di formare e sostenere la vita spirituale della fraternità mariana della Radio e di tutti coloro che possono essere raggiunti da questo messaggio.

 La struttura del palinsesto prevede che le rubriche siano distribuite nei giorni della settimana secondo questa successione 

LUNEDI   trasmettiamo la

Rubrica dal titolo:

Catechesi Kerigmatica – Formazione di base in 5 punti :

1)  Il mistero mariano

2) Le apparizioni

3) Il cuore immacolato e materno di Maria

4) La medaglia dei consacrati

5) La consacrazione nel cuore Immacolato

MARTEDI trasmettiamo la

Rubrica dal titolo:

Catechesi Mistagogica = vivere la consacrazione

MERCOLEDI trasmettiamo la

Preghiera comunitaria e a seguire la rubrica dal titolo:

VITA E SPIRITUALITA’ DI SUOR M. CHIARA SCARABELLI  E

IL MESSAGGIO MARIANO   a cura di GABRIELLA in collegamento con Padova e con la partecipazione di p. Alessandro Domenicale, confessore e padre spirituale della suora.

GIOVEDI trasmettiamo la

Rubrica dal titolo:

Spiritualità cristiana e documenti della Chiesa

VENERDI trasmettiamo la

Rubrica dal titolo:

La piccola via mariana alla santità :

quale pienezza dell’Amore di Dio accolto in Maria.   (A Dispense)

SABATO trasmettiamo la

Rubrica dal titolo:

LA PAROLA DI DIO NELLA LITURGIA DOMENICALE

DOMENICA trasmettiamo la

Rubrica dal titolo:

TEMI DI STORIA DELLA CHIESA

Diamo ora qualche informazione di ordine tecnico

 Per collegarsi direttamente alla Radio basta digitare in Google:

RADIO di CHIARA di MARIA e cliccare sul portale della lista dal titolo :

  1000MIKES-radio di chiara.

 E possibile lasciare un messaggio, una richiesta, un parere, utilizzando la segreteria del blog di chiara per accedere al quale basta digitare in Google

 IL BLOG di CHIARA di MARIA

e cliccare il portale relativo

Oppure digitare direttamente

MADRE MIA FIDUCIA E SPERANZA

 LA PROGRAMMAZIONE SETTIMANALE

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ORA IN ONDA” 

qui sotto rappresentata

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( per i versamenti con bollettino postale) intestato a : COMITATO SUOR MARIA CHIARA SCARABELLI Indicando la causale:  “la radio di Chiara” e per eventuali offerte a mezzo di bonifico bancario anche via internet ( che molti preferiscono per non recarsi alle poste) indicando le seguenti coordinate IBAN Codice. IBAN        IT 37 H 07 60 112 10 00 00 02 74 66 3 17

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IN DIRETTA

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Dic 2, 2010 - tv web    1 Comment

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Lug 18, 2010 - LIBRI    No Comments

UN LIBRO LETTO PER VOI

 

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ARTICOLI – LIBRI – RIFLESSIONI

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Edith Stein

 

IL MISTERO DEL NATALE

Incarnazione e umanità

 

La riflessione di

Edith Stein

 A cura di

Gabrio Zacchè

Mantova 2008

 

 

Edith Stein nasce a Breslavia (allora città tedesca, oggi città polacca di Wroclaw) nel 1891 in una famiglia di ebrei ortodossi. Nel 1904 diventa atea (“In piena coscienza e di libera scelta smisi di pregare”). Dopo studi di filosofia, psicologia e storia alle Università di Breslavia, Gottinga e Friburgo, diventa l’allieva  preferita di Edmund Husserl, e poi sua assistente. Nel 1916 ottiene il dottorato in filosofia con una dissertazione Sul problema dell’empatia. Nel novembre 1917 fa visita alla vedova del collega Adolf Reinach, assistente di Husserl, morto in guerra nelle Fiandre e con stupore incontra una credente: “Questo è stato il mio primo incontro con la croce e con la forza divina che trasmette ai suoi portatori … Fu il momento in cui la mia irreligiosità crollò e Cristo rifulse”. Convertita al cristianesimo dopo aver letto l’autobiografia di santa Teresa d’Avila, abbandona l’ebraismo e viene battezzata il 1 gennaio 1922. Rinuncia al posto di assistente di Husserl ed insegna a Speyer presso una scuola domenicana per ragazze (1922-1932). In questo periodo traduce in tedesco il De veritate di san Tommaso d’Aquino e familiarizza con il pensiero filosofico cattolico. Insegna quindi all’Istituto di Pedagogia a Münster (1932-1933), ma le leggi razziali del governo nazista la costringono a dimettersi.  Il 14 ottobre 1933 si presenta al Carmelo di Colonia (“Non l’attività umana ci può aiutare, ma solamente la passione di Cristo. Il mio desiderio è quello di parteciparvi”) e il 15 aprile 1934 riceve il sacro abito del Carmelo e il nome di Teresa Benedetta della Croce. Qui scrive il suo libro  Essere finito ed essere eterno, ampliando un testo precedente (1931) Potenza ed Atto, con l’obiettivo di conciliare le filosofie di Tommaso d’Aquino e di Husserl. Per fuggire alla minaccia nazista, il suo ordine la trasferisce al convento Carmelitano di Echt nei Paesi Bassi (31 dicembre 1938), dove scrive La scienza della Croce: studio su Giovanni della Croce. Non era al sicuro neanche in Olanda, Hitler, infatti, ordina l’arresto anche degli ebrei convertiti. Trasportata al campo di concentramento di Auschwitz assieme alla sorella Rosa, viene uccisa nella camera a gas il 9 agosto 1942.

 

 

Il mistero del Natale è il testo di una conferenza, elaborata nell’abbazia benedettina di Beuron, durante le vacanze natalizie del 1931 e pubblicato per la prima volta postumo a Colonia nel 1950. In questo periodo (1928-1932) Edith intraprende lunghi viaggi per indire conferenze, soprattutto su temi femminili. Viene invitata anche dal parroco Ludwig Husse a tenere una conferenza per il gruppo dell’Associazione Accademici Cattolici di Ludwigshafen, prevista per il 13 gennaio 1932. Probabilmente libera nella scelta dell’argomento, scrive al parroco (2 gennaio 1931): ”Lei comprenderà che qui non mi poteva venire in mente nessun mistero se non quello di Natale. Crede che sarà possibile dire semplicemente: Il Mistero del Natale?”

In termini semplici e sintetici ci rivela quanto Edith aveva compreso dell’incarnazione di Cristo e del suo significato in relazione alla vita dell’uomo. “Dentro una cornice spirituale e liturgica, ella ci offre una teologia del Verbo incarnato come Redentore e una ecclesiologia che è continuazione del mistero di Cristo, pensata a partire dal concetto di ‘Corpo Mistico’. L’inseparabilità dei misteri cristologici, Incarnazione e Redenzione, si esprime nella sua concezione unitaria, di sapore patristico, dell’Incarnazione Redentrice (Acuzy, 1988).

Sono pagine dal ritmo meditativo e contemplativo, intrise d’incanto dinanzi al Verbo fatto bambino e sorrette da un amoroso impegno a vivere in pienezza la sequela Christi. Nessuna concessione alla retorica o al sentimentalismo, ma intensa immersione in un mistero che sgomenta e commuove. E’ una profonda meditazione teologica che non si ferma agli accenti poetici dell’iconografia natalizia. La via di Betlemme conduce al Golgota. Nel tema della luce che viene nel mondo, essa ravvisa le tenebre che coprono la terra. Il presepe richiede all’uomo “la decisione di scegliere tra la luce e le tenebre” e qui la meditazione si allarga a una teologia dell’umanità intera.

 

 1-   Avvento e Natale

 

Quando i giorni diventano via via più corti, quando, nel corso di un inverno normale cadono i primi fiocchi di neve, timidi e sommessi si fanno strada i primi pensieri del Natale. Questa semplice parola emana un fascino misterioso, cui ben difficilmente un cuore può sottrarsi. Anche coloro che professano un’altra fede e i non credenti, cui l’antico racconto del Bambino di Betlemme non dice alcunché, preparano la festa e cercano di irradiare qua e là un raggio di gioia. Già settimane e mesi prima un caldo flusso di amore inonda tutta la terra. Una festa dell’amore e della gioia, questa è la stella verso cui tutti accorrono nei primi mesi invernali.

 

La festa natalizia per il cristiano ha un altro spessore; lo indicano i canti e i testi liturgici dell’Avvento.

Ma per il cristiano e in particolare per il cristiano cattolico essa è anche qualcos’altro. La stella lo guida alla mangiatoia col Bambinello, che porta la pace in terra. L’arte cristiana ce lo pone davanti agli occhi in innumerevoli e graziose immagini, mentre antiche melodie, da cui risuona tutto l’incantesimo dell’infanzia, lo cantano.

 Nel cuore di colui che vive con la Chiesa le campane del Rorate e i canti dell’Avvento risvegliano una santa e ardente nostalgia, e a chi si disseta alla fonte inesauribile della sacra liturgia il grande profeta dell’incarnazione ripete, giorno dopo giorno, le sue grandiose esortazioni e promesse: “Stillate, cieli, dall’alto, e le nubi piovano il Giusto! Il Signore è vicino! Adoriamolo! Vieni, Signore, e non tardare! Esulta, Gerusalemme, sfavilla di gioia, perché viene a te il tuo Salvatore!”. Dal 17 al 24 dicembre le grandi antifone ‘O’ del Magnificat (O sapienza, O Adonai, O radice di Jesse, O chiave della città di Davide, O Oriente, O re delle nazioni) gridano con un desiderio e ardore crescente il loro “Vieni a salvarci”[1]. E sempre più cariche di promesse risuonano le parole : “Ecco, tutto è compiuto” (ultima domenica di Avvento). E infine “Oggi saprete che il Signore viene e domani contemplerete la sua gloria”.

Edith commenta: Sì, quando la sera gli alberi di Natale luccicano e ci si scambiano i doni, una nostalgia inappagata continua a tormentarci e a spingerci verso un’altra luce splendente, fintanto che le campane della messa di mezzanotte suonano e il miracolo della notte santa si rinnova su altari inondati di luci e di fiori :”E il Verbo si fece carne”. Allora è il momento in cui la nostra speranza si sente beatamente appagata.

 

2-   I seguaci del figlio incarnato di Dio.

 

Ognuno di noi ha già sperimentato una simile felicità del Natale. Ma il cielo e la terra non sono ancora divenuti una cosa sola. La stella di Betlemme è una stella che continua a brillare anche oggi in una notte oscura. Già all’indomani del Natale la Chiesa depone i paramenti bianchi della festa e indossa il colore del sangue e, nel quarto giorno, il violetto del lutto : Stefano, il protomartire, che seguì per primo il Signore nella morte[2], e i bambini innocenti, i lattanti di Betlemme e della Giudea, che furono ferocemente massacrati dalle rozze mani dei carnefici[3], sono i seguaci che attorniano il Bambino nella mangiatoia. Che significa questo?[4] Dov’è ora il giubilo delle schiere celesti, dov’è la beatitudine silente della notte santa? Dov’è la pace in terra? Pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma non tutti sono di buona volontà.

Per questo il Figlio dell’eterno Padre dovette scendere dalla gloria del cielo, perché il mistero dell’iniquità aveva avvolto la terra.

Le tenebre ricoprivano la terra, ed egli venne come la luce che illumina le tenebre, ma le tenebre non l’hanno compreso. A quanti lo accolsero egli portò la luce e la pace; la pace col Padre celeste, la pace con quanti come essi sono figli della luce e figli del Padre celeste, e la pace interiore e profonda del cuore; ma non la pace con i figli delle tenebre. Ad essi il Principe della pace non portala pace, ma la spada. Per essi egli è la pietra d’inciampo, contro cui urtano e si schiantano. Questa è una verità grave e seria, che l’incanto del Bambino nella mangiatoia non deve velare ai nostri occhi. Il mistero dell’incarnazione e il mistero del male sono strettamente uniti. Alla luce, che è discesa dal cielo, si oppone tanto più cupa e inquietante la notte del peccato.

 

Prima di addentrarsi nel mistero del Natale, Edith tratteggia una compositio loci: vede il luogo ed i personaggi dell’evento. Il Bambino protende nella mangiatoia le piccole mani, e il suo sorriso sembra già dire quanto più tardi, divenuto adulto, le sue labbra diranno :”Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati”. Alcuni seguirono il suo invito. Così i poveri pastori sparsi per la campagna attorno a Betlemme che, visto lo splendore del cielo e udita la voce dell’angelo che annunciava loro la buona novella, risposero pieni di fiducia : “Andiamo a Betlemme” e si misero in cammino; così i re che, partendo dal lontano Oriente, seguirono con la stessa semplice fede la stella meravigliosa[5]. Su di loro le mani del Bambino riversarono la rugiada della grazia, ed essi “provarono una grandissima gioia”. Queste mani danno e esigono nel medesimo tempo; voi sapienti deponete la vostra sapienza e divenite semplici come i bambini; voi re donate le vostre corone e i vostri tesori e inchinatevi umilmente davanti al re dei re; prendete senza indugio su di voi le fatiche, le sofferenze e le pene che il suo servizio richiede. Voi bambini, che non potete ancora dare alcunché da parte vostra: a voi le mani del Bambino nella mangiatoia prendono la tenera vita prima ancora che sia propriamente cominciata; il modo migliore di impiegarla è quello di essere sacrificata per il Signore della vita. “Seguitemi”, così dicono le mani del Bambino, come più tardi diranno le labbra dell’uomo adulto. Così dissero esse al giovane amato dal Signore e che ora fa anche parte della schiera disposta attorno alla mangiatoia. E san Giovanni, il giovane dal cuore puro e infantile, lo seguì senza domandare: Dove? A che scopo? Abbandonò la barca del padre e andò dietro al Signore su tutte le sue strade fino al Golgota. “Seguimi”, questo invito percepì anche il giovane Stefano. Egli seguì il Signore nella lotta contro le potenze delle tenebre, contro l’accecamento della testarda mancanza di fede; gli rese testimonianza con le sue parole e col suo sangue; lo seguì anche nel suo spirito, nello spirito dell’amore, che combatte il peccato, ma ama il peccatore e intercede per l’assassino davanti a Dio anche in punto di morte. Figure luminose sono quelle che si inginocchiano attorno alla mangiatoia: I bambini teneri e innocenti, i pastori fiduciosi, i re umili, Stefano, il discepolo entusiasta, e Giovanni, l’apostolo dell’amore; essi seguirono tutti la chiamata del Signore. Di fronte ad essi sta la notte dell’indurimento e dell’accecamento incomprensibile: gli scribi, che sono in grado di dare informazioni sul tempo e sul luogo in cui il Salvatore del mondo deve nascere, ma che non deducono da qui alcun “Andiamo a Betlemme!”; il re Erode, che vuole uccidere il Signore della vita. Di fronte al Bambino nella mangiatoia gli spiriti si dividono. Egli è il Re dei re e il Signore della Vita e della morte, pronuncia il suo “Seguimi”, e chi non è per lui è contro di lui. Egli lo pronuncia anche per noi e ci pone di fronte alla decisione di scegliere fra luce e tenebre.

 

3-   Il corpo mistico di Cristo

 

Essere una cosa sola con Dio

Ci dobbiamo abbandonare con fiducia alla volontà divina, che ci introduce al mistero dell’amore divino:

Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo. Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene. E inoltre che le vie, per le quali il Salvatore conduce, vanno al di là di questa terra.

 

La contemplazione della santa grotta sconfina nella meditazione del mistero natalizio. Edith così lo sintetizza: la Parola è diventata carne e si trova nella figura di un Bambino neonato. In lui la natura divina e la natura umana sussistono in unità perfetta. O scambio mirabile! Il Creatore del genere umano ci conferisce, assumendo un corpo, la sua divinità. Per quest’opera mirabile il Redentore è infatti venuto nel mondo. Dio è diventato un figlio degli uomini, affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. Uno di noi aveva lacerato il legame della figliolanza divina, uno di noi doveva di nuovo riannodarlo e pagare per il peccato. Ma nessun discendente di questa progenie antica, malata e imbastardita, era in grado di farlo. Su di essa andava innestato un ramoscello nuovo, sano e nobile. Uno di noi egli è divenuto, anzi di più ancora, perché è divenuto una cosa sola con noi.  Questa è infatti la cosa meravigliosa del genere umano, il fatto che siamo tutti una cosa sola. Se le cose stessero diversamente, se noi esistessimo liberi e indipendenti gli uni accanto agli altri come esseri singoli, autonomi e separati,. La caduta dell’uno non si sarebbe tirata dietro la caduta di tutti gli altri. Dall’altra parte qualcuno avrebbe poi potuto pagare per noi il prezzo dell’espiazione e metterlo sul nostro conto, ma la sua giustizia non sarebbe trapassata nei peccatori e nessuna giustificazione sarebbe stata possibile.

 

La divinizzazione dell’uomo mediante l’incarnazione del Verbo schiude orizzonti esaltanti e impegnativi. Egli invece venne per essere un corpo misterioso con noi: egli è il nostro capo, noi le sue membra[6]. Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi, e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi.

Questo è l’inizio della vita divina in noi. Essa non è ancora la contemplazione beata di Dio nella luce della gloria; è ancora l’oscurità della fede, però non è più di questo mondo ed è già un’esistenza nel regno di Dio. Il regno di Dio cominciò sulla terra quando la Vergine santissima pronunciò il suo fiat, ed ella ne fu la prima serva. E quanti prima e dopo la nascita del Bambino professarono la loro fede in lui con le parole e le azioni – San Giuseppe, Santa Elisabetta, suo figlio e tutti coloro che circondavano la mangiatoia – entrarono similmente in esso. Tale regno sopravvenne in maniera diversa da come ce lo si era immaginato in base ai salmi e ai profeti. I romani rimasero i padroni del paese, e i sommi sacerdoti e gli scribi continuarono a tenere il popolo povero sotto il loro giogo. Chiunque apparteneva al Signore portava invisibilmente il regno di Dio in sé. Egli non si vide alleggerito dei pesi dell’esistenza terrena, anzi ne vide aggiungere degli altri; ma dentro era sorretto da una forza alata, che rendeva dolce il giogo e leggero il peso. Così avviene anche oggi per ogni figlio di Dio. La vita divina, che viene accesa nell’anima, è la luce che è venuta nelle tenebre, il miracolo della notte santa. Chi la porta in sé capisce quando se ne parla. Invece per gli altri tutto quel che possiamo dire al riguardo è solo un balbettio incomprensibile. Tutto il vangelo di Giovanni è un balbettio del genere a proposito della luce eterna, che è amore e vita. Dio in noi e noi in lui, questa è la nostra partecipazione al regno di Dio, che ha nell’incarnazione la sua base.

 

Essere una cosa sola in Dio

 

Della vita divina Edith tratteggia la ricchezza, lo splendore, le esigenze. Di queste ne segnale tre, le più impellenti:

·       Essere una cosa sola con Dio: questa è la prima cosa .

·       Ma una seconda ne segue immediatamente. Se nel corpo mistico Cristo è il capo e noi le membra, allora noi siamo membra gli uni degli altri, e tutti insieme siamo una cosa sola in Dio, una vita divina. Se Dio è in noi e se egli è amore, allora non possiamo che amare i fratelli[7]. Per questo il nostro amore del prossimo è la misura del nostro amore di Dio. Ma si tratta di un amore diverso dall’amore naturale per gli uomini. L’amore naturale si dirige verso questo o verso quello, verso chi è a noi legato da vincoli di sangue, da affinità di carattere o da interessi comuni. Gli altri sono “estranei”, di essi “non ce ne importa alcunché”, anzi possiamo addirittura provare avversione nei loro riguardi a motivo della loro indole, per cui ci guardiamo bene dall’amarli. Per il cristiano non esiste alcun “estraneo”. Nostro “prossimo” è chi sta via via davanti a noi e ha più bisogno di noi, sia egli o meno nostro parente, ci “piaccia” o no, sia “moralmente degno” o meno del nostro aiuto. L’amore di Cristo non conosce confini, non viene mai meno, non si ritrae di fronte all’abbiezione morale e fisica. Cristo è venuto per i peccatori e non per i giusti. E se il suo amore vive in noi, allora agiamo come lui e andiamo dietro alla pecorella smarrita[8]. L’amore naturale tende ad avere per sé la persona amata e a possederla nella maniera più indivisa possibile. Cristo è venuto per riportare al Padre l’umanità perduta; e chi ama col suo amore vuole gli uomini per Dio e non per sé. Questa è naturalmente nello stesso tempo la via più sicura per possederli eternamente; quando infatti abbiamo posto in salvo una persona in Dio, siamo con lei in Dio una cosa sola, mentre il desiderio di conquistarla conduce spesso – anzi prima o poi sempre – alla sua perdita. Ciò vale per l’altrui anima come per la propria e per ogni bene esteriore: chi si dedica alle cose esteriori per conquistarle e conservarle, le perde. Chi ne fa dono a Dio, le guadagna.

 

Sia fatta la tua volontà!

 

·       Tocchiamo così un terzo segno della figliolanza divina. Essere una cosa sola con Dio era il primo. Il fatto che tutti sono una cosa sola in Dio il secondo. Il terzo :”Da questo riconoscerò che mi amate, se osserverete i miei comandamenti”. Essere figlio di Dio significa camminare dando la mano a Dio, fare la volontà di Dio e non la propria, riportare nelle sue mani ogni preoccupazione e speranza, non affannarsi più per sé e per il proprio futuro[9]. Questa è la base della libertà e della gioia del figlio di Dio. Quanti pochi anche di coloro che hanno fatto eroicamente l’offerta di sé stessi le posseggono! Essi camminano sempre chini sotto il grave peso delle loro preoccupazioni e dei loro doveri. Tutti conoscono la parabola degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Ma quando incontrano una persona che non possiede alcun bene, non ha alcuna pensione e alcuna assicurazione e tuttavia va incontro serena al suo futuro, scuotono il capo come se si trovassero di fronte a un tipo strano. Certo, chi si aspetta che il Padre celeste provvederà sempre al benessere e alle entrate che egli ritiene auspicabili, potrebbe sbagliarsi gravemente. La fiducia in Dio rimane incrollabile solo se essa include la disponibilità ad accogliere qualunque cosa dalla sua mano. Dio solo infatti sa quel che è bene per noi. E se un giorno per noi dovessero esser meglio la miseria  la privazione anziché un reddito sicuro, oppure l’insuccesso e l’umiliazione al posto dell’onore e del prestigio, dovremmo tenerci pronti anche a questo. Se lo facciamo, allora possiamo vivere il presente senza lasciarci turbare dal futuro. Il “sia fatta la tua volontà”, in tutta la sua estensione, deve essere il criterio della vita cristiana[10]. Esso deve scandire la giornata dal mattino alla sera, il corso dell’anno e tutta la vita. E deve quindi essere anche l’unica preoccupazione del cristiano. Tutte le altre il Signore le prende su di sé. L’unica che ci rimane è questa, fin quando viviamo. Oggettivamente parlando, noi non abbiamo la garanzia definitiva di rimanere sempre sulle vie di Dio. Come i primi uomini poterono perdere la figliolanza divina e allontanarsi da Dio, così ognuno di noi corre sempre sul filo fra il nulla e la pienezza della vita divina. E prima o poi lo sperimentiamo anche soggettivamente. Nell’età infantile della vita spirituale, quando abbiamo appena cominciato ad affidarci alla guida di Dio, sentiamo la sua mano forte e robusta che ci conduce; vediamo con estrema chiarezza quanto dobbiamo fare e tralasciare. Ma la situazione non rimane sempre così. Chi appartiene a Cristo deve vivere tutta la sua vita. Deve maturare fino all’età adulta di Cristo, imboccare un giorno la via della croce, dirigersi al Getsemani e al Golgota[11]. E tutte le sofferenze che provengono dall’esterno sono un nulla a paragone della notte oscura dell’anima, allorché la luce divina non brilla più e la voce del Signore tace. Perché fa così? Siamo qui di fronte ai suoi misteri, misteri che non possiamo penetrare fino in fondo. Un po’ però li possiamo già perscrutare. Dio è divenuto uomo per farci di nuovo partecipare alla sua vita. Partecipazione che era al principio e che è l’ultimo fine. Ma nell’intervallo c’è ancora qualcos’altro.. Cristo è Dio e uomo, e chi vuol partecipare alla sua vita, deve prender parte alla sua vita divina e umana. La natura umana da lui assunta gi diede la possibilità di soffrire e morire. La natura divina, da lui posseduta dall’eternità, conferì alla sua passione e morte un valore infinito e la capacità di compiere la redenzione. La passione e la morte di Cristo continuano nel suo corpo mistico e in ognuna delle sue membra. Ogni uomo deve soffrire e morire. Ma se egli è un membro vivo del corpo di Cristo, la sua sofferenza e la sua morte diventano, grazie alla divinità del capo, redentrici. Questo è il motivo oggettivo, per cui tutti i santi hanno aspirato a soffrire. Non si tratta di un desiderio malsano. Gli occhi della mente naturale lo vedono come una perversione. Ma alla luce del mistero della redenzione esso appare come estremamente ragionevole. E così colui che è unito a Cristo persevera incrollabile anche nella notte oscura della lontananza soggettiva da Dio e dell’abbandono soggettivo da parte sua; forse la provvidenza divina gli impone questo tormento per liberare uno oggettivamente incatenato. Diciamo pertanto: “Sia fatta la tua volontà!” anche e proprio per questo, nella notte più oscura[12].

 

4-   Mezzi di salvezza

 

Ma possiamo ancora pronunciare questo “sia fatta la tua volontà” , quando non sappiamo più con certezza che cosa la volontà di Dio esige da noi? Possediamo mezzi per rimanere sulle sue vie, quando la luce interiore si spegne? Esistono mezzi del genere e mezzi così potenti che uno sbandamento, per quanto in linea di principio possibile, diventa in realtà infinitamente inverosimile. Dio è infatti venuto per redimerci, per unirci a sé, per rendere la nostra volontà conforme alla sua. Conosce la nostra natura. Ne tiene conto e ci ha quindi fatto dono di tutto ciò che può aiutarci a raggiungere il traguardo.

 

Come realizzare queste esigenze? Il Bambino divino è diventato il Maestro e ci ha detto che cosa dobbiamo fare[13]. Per permeare tutta una vita umana di vita divina non basta inginocchiarsi una volta all’anno davanti alla mangiatoia lasciarsi prendere dall’incanto della notte santa. A questo scopo bisogna stare quotidianamente in contatto con Dio per tutta la vita, ascoltare le parole che egli ha pronunciato e che ci sono state tramandate e metterle in pratica.

Occorre, quindi,  trasformare la vita in una continua preghiera, ascoltare il Signore, nutrirsi di lui. Prima di tutto bisogna pregare così come il Salvatore ci ha insegnato a fare e ha continuamente e pressantemente raccomandato. “Chiedete e vi sarà dato”. E’ una sicura promessa di esaurimento. E chi recita quotidianamente di cuore il suo “Signore, sia fatta la tua volontà”, può confidare di non tradire la volontà divina anche quando non ne ha più alcuna certezza soggettiva.

Inoltre: Cristo non ci ha lasciati orfani. Ha inviato il suo Spirito, che insegna a tutti noi la verità. Ha fondato la Chiesa, che è guidata dal suo Spirito, e ha istituito in essa i suoi rappresentanti, dalla cui bocca il suo Spirito ci parla in parole umane. In essa egli ha unito i fedeli in una comunità e vuole che ognuno sia responsabile di ogni altro. Pertanto non siamo soli, e dove viene meno la fiducia nel proprio giudizio e anche nella propria preghiera siamo soccorsi dalla forza dell’obbedienza e della forza dell’intercessione.

“E il Verbo si fece carne”. Ciò è divenuto verità nella stalla di Betlemme. Ma si è adempiuto anche in altra forma. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Il Salvatore, ben sapendo che siamo uomini e rimaniamo uomini quotidianamente alle prese con le nostre debolezze, viene in aiuto della nostra umanità in maniera veramente divina. Come il corpo terreno ha bisogno del pane quotidiano, così anche la vita divina aspira in noi ad essere continuamente alimentata. “Questo è il pane vivo, che è disceso dal cielo”. Chi ne fa veramente il suo pane quotidiano, in lui si compie quotidianamente il mistero del Natale, l’incarnazione del Verbo. E questa è indubbiamente la via più sicura per conservare ininterrottamente l’unione con Dio e radicarsi ogni giorno sempre più saldamente e profondamente nel corpo mistico di Cristo. So bene che ciò apparirà a molti un’esigenza troppo radicale.

 

In pratica essa comporta per la maggior parte di coloro che cominciano a soddisfarla un rivoluzionamento di tutta la loro vita interiore e esteriore. Se nella nostra vita il Bambino troverà spazio e libertà, in noi si compirà un autentico cambiamento di mentalità. Ma appunto così dobbiamo fare! Nella nostra vita dobbiamo far spazio al Salvatore eucaristico, affinché possa trasformare la nostra vita nella sua: è questa una richiesta esagerata? Abbiamo tempo per tante cose inutili: per leggere ogni genere di libri, riviste e quotidiani futili, per bighellonare da un caffé all’altro e passare quarti d’ora e mezzore  a chiacchierare per la strada, tutte ‘distrazioni’ in cui sprechiamo e disperdiamo tempo e energie. Non ci è proprio possibile riservare ogni mattina un’ora, in cui non ci distraiamo, ma ci raccogliamo, in cui non ci logoriamo, ma accumuliamo energia per poi affrontare col suo aiuto i nostri compiti quotidiani?

Ma naturalmente ci vuole più di una semplice ora del genere. Essa deve animare tutte le altre, sì da rendersi impossibile “lasciarci andare”, foss’anche solo momentaneamente. Non possiamo sottrarci al giudizio di colui che frequentiamo quotidianamente. Anche se non dice una parola, sentiamo qual è il suo atteggiamento nei nostri riguardi. Cerchiamo di adattarci al nostro ambiente, e se la cosa non ci riesce, la convivenza diventa un tormento. Così succede anche nei rapporti quotidiani col Salvatore. Diventiamo sempre più sensibili nel discernere ciò che gli piace e gli dispiace. Se prima eravamo tutto sommato molto contenti di noi, ora le cose cambiano. Troveremo che molte cose sono cattive e nei limiti del possibile le cambieremo. E scopriremo alcune cose che non possiamo ritenere belle e buone, e che pur risulta tanto difficile cambiare. Allora diventiamo a poco a poco molto piccoli e umili, pazienti e indulgenti verso le pagliuzze presenti negli occhi altrui, perché abbiamo da fare con la trave presente nei nostri; e infine, impariamo anche a sopportarci nella luce inesorabile della presenza di Dio e ad affidarci alla sua misericordia, che può venire a capo di tutto ciò che si fa beffe delle nostre forze. Lungo è il cammino per passare dall’autocompiacimento del “buon cattolico”, che “compie i suoi doveri”, legge un “buon giornale”, “vota nella maniera giusta”, ecc., ma per il resto fa come gli piace, ad una vita che si lascia guidare per mano da Dio ed è caratterizzata dalla semplicità del bambino e dall’umiltà del pubblicano. Chi però l’ha imboccato una volta, non lo rifà più a ritroso

La vita filiale in Dio significa perciò divenire piccoli e nel medesimo tempo divenire grandi. Vivere eucaristicamente significa uscire spontaneamente dalla meschinità della propria vita e addentrarsi negli ampi spazi della vita di Cristo. Chi fa visita al Signore nella sua casa, non si occuperà più solo e sempre di sé e delle proprie faccende, ma comincerà ad interessarsi delle faccende del Signore. La partecipazione al sacrificio quotidiano ci immerge, senza che ce ne accorgiamo, nella vita liturgica. Le preghiere ei riti dell’altare ripropongono continuamente davanti alla nostra anima, nel corso dell’anno liturgico, la storia della salvezza e ce ne fanno penetrare sempre più profondamente il senso. E l’azione sacrificale ci impregna instancabilmente del mistero centrale della nostra fede, cardine della storia del mondo: del mistero dell’incarnazione e della redenzione. Chi può assistere con spirito e cuore aperto al santo sacrificio senza entrare a sua volta nel suo movimento, senza essere preso dal desiderio di inserire se stesso e la propria piccola vita personale nella grande opera del Redentore?

 

5- Conclusioni

I misteri del cristianesimo sono un tutto indivisibile. Chi ne approfondisce uno, finisce per toccare tutti gli altri. Così la vita che si diparte da Betlemme procede inarrestabilmente verso il Golgota, va dalla mangiatoia alla croce. Quando la santissima Vergine presentò il Bambino al tempio, le fu predetto che la sua anima sarebbe stata trafitta da una spada, che quel bambino era posto per la caduta e la risurrezione di molti e come segno di contraddizione. Era l’annuncio della passione, della lotta fra la luce e le tenebre che si era manifestata già attorno alla mangiatoia!

In alcuni anni la Candelora e la Settuagesima, la celebrazione dell’incarnazione e la preparazione alla passione, cadono nello stesso giorno. Nella notte del peccato brilla la stella di Betlemme. Sullo splendore luminoso che irradia dalla mangiatoia cade l’ombra della croce. Edith, dall’evoluzione antisemita della dominante cultura nazionalsocialista, comprese già in quegli anni, quello che sarebbe stato il tragico destino del suo popolo e suo personale. La luce si spegne nell’oscurità del venerdì santo, ma torna a brillare più luminosa, sole di misericordia, la mattina della risurrezione. Il Figlio incarnato di Dio pervenne attraverso la croce e la passione alla gloria della risurrezione.

Come ieri anche oggi sullo splendore della mangiatoia cade l’ombra della croce: Ognuno di noi, tutta l’umanità perverrà col Figlio dell’uomo, attraverso la sofferenza e la morte, alla medesima gloria.

 

    

Conclusioni

1- “Lasciami, Signore, seguire ciecamente i tuoi sentieri,

non voglio cercare di capire le tue vie:

sono figlia tua.

Tu sei il Padre della Sapienza e sei anche mio Padre,

e mi guidi nella notte:

portami fino a te.

Signore, sia fatta la tua volontà. ‘Sono pronta!’,

anche se in questo mondo non appaghi nessuno dei miei desideri.

Tu sei il Signore del tempo, il momento ti appartiene,

il tuo eterno presente, lo voglio fare mio,

realizza ciò che nella tua Sapienza prevedi:

se mi chiami all’offerta nel silenzio, aiutami a rispondere,

fa’ che chiuda gli occhi su tutto ciò che sono,

perché, morta a me stessa, non viva che per te” (citato da Bouflet, 1998).

 

2- “C’è una vocazione che consiste nel soffrire con Cristo, collaborando in questo modo con lui nell’opera redentrice. Quando siamo uniti al Signore, allora siamo le membra del corpo mistico di Cristo. Cristo continua a vivere nelle sue membra e a soffrire in loro. Le sofferenze assunte in unione con il Signore sono la sua sofferenza e sono inserite nella sua opera redentrice, in cui portano i loro frutti. E’ uno dei pensieri fondamentali di ogni vita religiosa, soprattutto quello della vita carmelitana: intercedere per i peccatori attraverso una sofferenza liberamente accettata e gioiosa, partecipando così alla redenzione dell’umanità” (citato da Bouflet, 1998).

 

3- Edith, suor Benedetta della Croce da carmelitana, si preoccuperà di mettere al primo posto la sua missione nel mondo, una missione di preghiera e di sacrificio che le ricerche filosofiche non potranno rilegare in secondo piano: “L’unica cosa che si può fare è vivere in una fedeltà e in una purezza sempre più grandi la vita che si è scelta, per presentarla come un’offerta gradevole a favore di tutti coloro a cui si è uniti. La fiducia che viene riposta in me e l’alta opinione, quasi spaventosa, che le persone di fuori riservano alla mia vita può solo e sempre essere un nuovo stimolo. Ma ogni giorno vivo sempre di più questa pace come un immenso dono di grazia che non può essere solamente accordato a una persona e perciò, quando qualcuno arriva qui da noi ridotto agli ultimi e stremato di fatica, mi colma di gioia che possa ricevere un po’ di pace e di consolazione” (Vita come totalità, 1999, p.64)

La sua preghiera di intercessione vuole essere universale e inscritta nel disegno di Dio, che rinnova la faccia della terra servendosi della preghiera e dell’offerta delle anime consacrate: “Nel dialogo silenzioso tra  Dio e gli uomini che si sono consacrati a lui, si preparano, già visibili in lontananza, gli eventi della storia della Chiesa che rimodelleranno la faccia della terra. La Vergine, che ha conservato nel suo cuore ognuna delle parole pronunciate da Dio, è l’esempio stesso di quegli esseri umani sempre in ascolto, in cui la preghiera sacerdotale di Gesù continua a rinascere. E certe donne, che sono state capaci di dimenticare subito se stesse per immergersi nella Passione di Cristo, sono state destinate dal Signore con una scelta di predilezione ad essere suoi strumenti, per  realizzare attraverso di loro grandi cose nella sua Chiesa: così è stato per una santa Brigida, una Caterina da Siena o una Teresa d’Avila, la gloriosa riformatrice del suo ordine in un momento in cui la fede era in declino: volendo accorrere in soccorso della Chiesa, capì che il rimedio migliore era quello di rinnovare un’autentica vita interiore” (Wege zur inneren Stille, Aschaffenburg, 1987, pp. 36-37).

 

4- Un compendio dell’esistenza e del significato profondo della  vocazione di suor Benedetta può essere letto in uno dei passaggi più sconvolgenti della  sua opera La scienza della Croce: “Gesù Cristo prende le parti dell’anima, quando offre la sua vita per quella di lei nella battaglia contro i di lei nemici, che sono anche i suoi. Caccia Satana e tutti gli spiriti malvagi, ovunque li incontri di persona, strappando l’anima alla loro tirannia. Mette a nudo la cattiveria umana quando si oppone a lui in maniera cieca, sorniona e ostinata. Al contrario, a tutti coloro che riconoscono la propria colpevolezza, confessando il proprio peccato con pentimento e implorando di esserne liberati, tende la mano, ma esige da loro che lo seguano incondizionatamente, rinunciando a tutto ciò che si oppone in loro al suo Spirito. Così facendo, suscita la rabbia dell’inferno e l’odio della cattiveria e della debolezza umane, che si scateneranno fino a preparargli la morte sulla Croce.  E’ a questo punto che paga, nelle supreme torture del corpo e dell’anima e, più ancora, nella notte dell’abbandono del Padre, i debiti accumulati nei confronti della giustizia divina dai peccati degli uomini, aprendo le chiuse della misericordia del Padre su tutti coloro che hanno il coraggio di abbracciare la Croce e il Crocifisso. Su di loro riversa la sua vita e la sua luce divina ma, dal momento che devono annientare tutto ciò che fa da ostacolo, potranno in un primo tempo dare l’idea di causare buio e morte. E’ la notte oscura della contemplazione, la morte in croce dell’uomo vecchio. Più la sollecitazione dell’amore si fa potente, più l’anima vi si abbandona senza riserve e più buia sarà la notte e dolorosi i tormenti di morte. Il crollo progressivo della natura umana lascia uno spazio sempre più grande alla  luce soprannaturale e alla vita divina. Questa si impadronirà delle forze naturali, per spiritualizzarle e divinizzarle. Così si compie in qualche modo una nuova incarnazione di Cristo nel cristiano e una vera e propria risurrezione a partire dalla morte in Croce. L’uomo nuovo porta nel suo corpo le stigmate di Cristo, che sono una specie di ricordo della miseria del peccato da cui è sorto alla vita divina e del prezzo che si è dovuto pagare per il suo riscatto” (Kreuzeswissenschaft, Lovanio 1983, pp. 240-241).

 

   

Bibliografia

 

Edith Stein: Il Mistero del Natale. Queriniana Ed. Brescia, 2008.

 

Edith Stein: Vita come totalità. Scritti sull’educazione religiosa. Città

                    Nuova Ed., Roma 1999.

 

Virginia Acuzy: Una teologia epifanica, efficace e discreta. Dialogo tra

               Edith Stein e la teologia contemporanea. Simposio

              Internazionale “Edith Stein. Testimone per oggi, profeta per

               domani. Roma, ottobre 1998: http://www.ocd.pcn.net/edsi_acu.htm

 

Joachin Bouflet: Edith Stein. Filosofa crocifissa. Paoline Ed. Milano, 1998.

 

La Civiltà Cattolica: Il mistero del Natale secondo Edith Stein. La Civiltà Cattolica 2008 IV 425-429.

 

Edith Stein: http://it.wikipedia.org/wiki/Edith_Stein

 




[1] Per una analisi dettagliata di queste antifone: M.Gilbert, Le antifone maggiori dell’Avvento. La Civiltà Cattolica 2008 IV 319-332.

[2] “Lo seguì (il Signore) anche nello spirito, spirito di Amore che lotta contro il peccato, che ama però il peccatore e che, perfino davanti alla morte, intercede davanti a Dio per i suoi assassini”. “Santo Stefano appare come il più vicino alla festa del Salvatore recentemente nato. Che cos’è che ha dato al primo testimone di sangue del Crocifisso questo posto d’onore? Egli realizzò con entusiasmo giovanile quello che disse Cristo nell’atto di venire al mondo: Mi hai dato un corpo; eccomi, sono venuto a compiere la tua volontà… Il Bambino nel presepe … ce lo presenta come nostro modello e come se dicesse: Guardate l’oro che attendo da voi” (Da meditaazioni sulla Festa dell’Epifania 1941, citate da  Acuzy, 1998).

[3] “Non molto lontano dal primo martire si incontrano i flores martyrum, i teneri fiori che furono strappati prima che potessero giungere a realizzare l’atto del sacrificio… Evidentemente [questi bambini] non possono essere equiparati al confessore cosciente che con eroismo si impegna nella causa di Cristo. Essi assomigliano piuttosto agli agnelli che, nella loro indifesa innocenza, sono portati al macello. In questo modo sono l’immagine della povertà più estrema” (Ibid.).

[4] “Nelle immagini della persecuzione e del martirio che si sovrappongono con la nascita del Redentore, Edith sta contemplando una prefigurazione del  mistero della Chiesa e dell’umanità, coincidente con quello che sta vivendo lei come cristiana e come parte del popolo giudeo” (Acuzy, 1998).

[5] Sono i Magi “che si trovano alla mangiatoia quali rappresentanti di coloro che cercano da ogni terra e da ogni popolo” (E. Stein, Nel castello dell’anima. Pagine spirituali. Roma, Ocd, 2003, p. 427).

[6] Parole dette una decina di anni prima della Mystici Corporis di Pio XII.del 29 giugno 1943.

[7] Questo amore che si dona agli altri, Edith, con somma gioia, lo ha trovato al Carmelo di Colonia. “Dio è amore. E’ per questo che essere afferrati da Dio vuol dire essere infiammati dall’amore”, dirà in seguito alle letture di san Giovanni della Croce.

[8] Queste parole sono più che mai di attualità, nel momento in cui le prime misure discriminatorie, in particolare contro gli ebrei, sono in procinto di diventare una vera e propria persecuzione. Per questa ragione la testimonianza di Edith risulta ancor più coraggiosa, come avrà modo di sottolineare più tardi don Raphael Walzer, abate benedettino di Beuron, suo direttore spirituale: “Sono persuaso che alcune sue conferenze abbiano costituito una delle rare e coraggiose testimonianze di quel tempo e che da parte sua ci sia stata piena coscienza e risoluzione” (citato da Bouflet, 1998).

[9] Ci dobbiamo abbandonare con fiducia alla volontà divina, che ci introduce nel mistero dell’amore divino. “Non sappiamo dove il Bambino divino vuole condurci su questa terra e non dobbiamo domandarlo prima del tempo. Tutto ciò che sappiamo è che, per coloro che amano il Signore, ogni cosa finisce bene e che i percorsi tracciati dal Signore portano al di là di questa terra” (citazione di Bouflet, 1998).

[10] Questa fiducia in Dio, nell’abbandono alla sua volontà d’amore, presenta notevoli analogie con la piccola via di santa Teresa di Gesù Bambino.

[11] Anche per suor Benedetta arriverà l’ora del Getsemani e del Golgota, l’ora in cui più che mai bisogna abbandonarsi a Dio, con una fiducia sempre più forte, senza farsi e senza fargli domande:

“E’ a lui che aspetta la vittoria,

a Colui che, spandendo un sudore di acqua e di sangue,

ha lottato con Dio sul monte degli Ulivi,

rivolgendogli suppliche ardenti.

E’ su questo monte che si è deciso il destino del mondo.

Perciò, prostratevi a terra  e immergetevi nella preghiera,

senza più domandare: chi? come? dove? quando?” (citato da Bouflet, 1998).

[12] E’ la sostanza della sua dottrina, nella quale i concetti metafisici della trascendenza di Dio vengono integrati dai grandi temi e dalle dimensioni della mistica di san Giovanni della Croce e dalla propria esperienza interiore. Con san Giovanni della Croce descrive l’ascesa dell’anima ricorrendo al simbolo della “notte oscura”, al quale associa il simbolo storico-cristiano della croce: “la notte oscura è una crocifissione”.

[13] Edith, analogamente a santa Teresa di Gesù Bambino, nutre una particolare devozione per il mistero dell’infanzia di Gesù, vedendo nel bambino divino il Maestro che conduce l’anima là dove egli stesso si sta incamminando, per compiere la volontà del Padre nell’offerta suprema della croce.


 

 


Apr 5, 2010 - archivi    No Comments

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